|
Negli
ultimi 15 anni si sono succeduti in Italia numerosi interventi legislativi
tesi a disciplinare il governo e la gestione dei flussi migratori. La
premessa teorica che si cercherà di dimostrare con questo breve
lavoro è che le politiche di controllo delle migrazioni si risolvono
nel concreto in forme pervicaci di controllo del lavoro dei migranti.
Partendo da un'analisi storica della condizione giuridica dello straniero
che evidenzi il carattere involutivo del sistema di tutele predisposte
per il non-cittadino, il lavoro focalizzerà la sua attenzione sulla
vigente legislazione: il "Testo Unico delle disposizioni concernenti
la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero".
Lo studio che si presenta non si limiterà ad interpretare acriticamente
le singole norme giuridiche del Testo Unico ma si integrerà attraverso
l'analisi delle prassi applicative e soprattutto attraverso la valutazione
della ricaduta che esso stesso ha nel tessuto sociale in cui va ad incidere.
L'attuale corpo legislativo è stato concepito per il conseguimento
di tre obiettivi espressamente identificati nella relazione introduttiva
al disegno di legge governativo: governo delle migrazioni legali, contrasto
alle immigrazioni clandestine e integrazione.
Il presupposto teorico che ispira il legislatore, è che l'integrazione
dei migranti è riconosciuta come possibile proporzionalmente alla
efficacia delle politiche di contrasto e repressione delle migrazioni
non autorizzate. Questo teorema si è dimostrato alla prova dei
fatti errato nelle sue premesse e nella sua conclusione.
Lo studio della vigente legge attraverso le chiavi di lettura determinate
dai tre obiettivi su menzionati delinea un sistema in cui il lavoratore
immigrato, oltre ad essere pesantemente inferiorizzato giuridicamente
attraverso una definizione di status fortemente limitata nella titolarità
dei diritti, subisce un costante controllo nella propria autonomia e capacità
contrattuale all'interno del mercato del lavoro.
In particolare viene dimostrato come il processo d'integrazione giuridica
inteso come percorso di cittadinanza così come concepito dalla
legge vigente risulta essere il principale strumento del perdurante controllo
nei confronti del migrante.
Tale percorso si delinea come un continuo rafforzamento dello status del
migrante con il contestuale allargamento della propria sfera di diritti
di cui è titolare. Queste acquisizioni, che avvengono attraverso
i rinnovi o il rilascio di titoli di soggiorno maggiormente duraturi,
sono subordinati alla sussistenza di tre requisiti, che in tal senso risultano
essere gli indicatori d'integrazione: il tempo, la mancanza di pendenze
penali e soprattutto il lavoro.
In questi termini il lavoro diviene elemento ulteriormente essenziale
per il migrante per poter mantenere il proprio "status" così
come per "progredirlo" ciò rende il lavoratore/migrante
maggiormente vincolato al mercato del lavoro e pertanto più debole
politicamente sul piano contrattuale.
Questo modello viene rappresentato come una scala in salita al cui apice
si trova la cittadinanza e ai gradini più bassi le diverse tipologie
di permessi di soggiorno, una vera e propria scala gerarchica degli status
giuridici che individua e diversifica al suo interno la popolazione migrante
del paese.
L'inferiorizzazione giuridica del migrante, in quanto straniero, è
comunque destinata a permanere nonostante tutto; la naturalizzazione che
dovrebbe rappresentare l'ultimo passaggio con il quale ottenere la completa
parificazione giuridica è per la vigente legge sulla cittadinanza
rilasciata a totale discrezione dell'amministrazione pubblica.
Concludendo il modello d'integrazione così delineato, interpretato
come processo è funzionale esclusivamente al controllo del migrante,
attraverso la riproposizione dei confini temporali, e soprattutto del
lavoro migrante attraverso la contrazione della mobilità dei migranti
stessi all'interno del mercato del lavoro, interpretato come sistema delinea
un autonomo ordinamento giuridico, separato all'esterno dal diritto "bianco"
proprio dei cittadini, e frazionato all'interno nella scala gerarchica
degli "status" giuridici.
In ultimo tale sistema trova nell'attuale proposta di legge detta "Bossi-Fini"
una sua più esplicita definizione. La proposizione del sistema
del contratto di soggiorno non fa altro che esplicitare l'indissolubile
legame già attuato tra legalità del soggiorno e lavoro con
tutti gli effetti che ne conseguono.
|