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"SOFT-APARTHEID"
Le politiche di controllo delle migrazioni e del lavoro migrante"
 
di Andrea De Bonis e Marco Ferrero
 

Negli ultimi 15 anni si sono succeduti in Italia numerosi interventi legislativi tesi a disciplinare il governo e la gestione dei flussi migratori. La premessa teorica che si cercherà di dimostrare con questo breve lavoro è che le politiche di controllo delle migrazioni si risolvono nel concreto in forme pervicaci di controllo del lavoro dei migranti.
Partendo da un'analisi storica della condizione giuridica dello straniero che evidenzi il carattere involutivo del sistema di tutele predisposte per il non-cittadino, il lavoro focalizzerà la sua attenzione sulla vigente legislazione: il "Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero".
Lo studio che si presenta non si limiterà ad interpretare acriticamente le singole norme giuridiche del Testo Unico ma si integrerà attraverso l'analisi delle prassi applicative e soprattutto attraverso la valutazione della ricaduta che esso stesso ha nel tessuto sociale in cui va ad incidere.
L'attuale corpo legislativo è stato concepito per il conseguimento di tre obiettivi espressamente identificati nella relazione introduttiva al disegno di legge governativo: governo delle migrazioni legali, contrasto alle immigrazioni clandestine e integrazione.
Il presupposto teorico che ispira il legislatore, è che l'integrazione dei migranti è riconosciuta come possibile proporzionalmente alla efficacia delle politiche di contrasto e repressione delle migrazioni non autorizzate. Questo teorema si è dimostrato alla prova dei fatti errato nelle sue premesse e nella sua conclusione.
Lo studio della vigente legge attraverso le chiavi di lettura determinate dai tre obiettivi su menzionati delinea un sistema in cui il lavoratore immigrato, oltre ad essere pesantemente inferiorizzato giuridicamente attraverso una definizione di status fortemente limitata nella titolarità dei diritti, subisce un costante controllo nella propria autonomia e capacità contrattuale all'interno del mercato del lavoro.
In particolare viene dimostrato come il processo d'integrazione giuridica inteso come percorso di cittadinanza così come concepito dalla legge vigente risulta essere il principale strumento del perdurante controllo nei confronti del migrante.
Tale percorso si delinea come un continuo rafforzamento dello status del migrante con il contestuale allargamento della propria sfera di diritti di cui è titolare. Queste acquisizioni, che avvengono attraverso i rinnovi o il rilascio di titoli di soggiorno maggiormente duraturi, sono subordinati alla sussistenza di tre requisiti, che in tal senso risultano essere gli indicatori d'integrazione: il tempo, la mancanza di pendenze penali e soprattutto il lavoro.
In questi termini il lavoro diviene elemento ulteriormente essenziale per il migrante per poter mantenere il proprio "status" così come per "progredirlo" ciò rende il lavoratore/migrante maggiormente vincolato al mercato del lavoro e pertanto più debole politicamente sul piano contrattuale.
Questo modello viene rappresentato come una scala in salita al cui apice si trova la cittadinanza e ai gradini più bassi le diverse tipologie di permessi di soggiorno, una vera e propria scala gerarchica degli status giuridici che individua e diversifica al suo interno la popolazione migrante del paese.
L'inferiorizzazione giuridica del migrante, in quanto straniero, è comunque destinata a permanere nonostante tutto; la naturalizzazione che dovrebbe rappresentare l'ultimo passaggio con il quale ottenere la completa parificazione giuridica è per la vigente legge sulla cittadinanza rilasciata a totale discrezione dell'amministrazione pubblica.
Concludendo il modello d'integrazione così delineato, interpretato come processo è funzionale esclusivamente al controllo del migrante, attraverso la riproposizione dei confini temporali, e soprattutto del lavoro migrante attraverso la contrazione della mobilità dei migranti stessi all'interno del mercato del lavoro, interpretato come sistema delinea un autonomo ordinamento giuridico, separato all'esterno dal diritto "bianco" proprio dei cittadini, e frazionato all'interno nella scala gerarchica degli "status" giuridici.
In ultimo tale sistema trova nell'attuale proposta di legge detta "Bossi-Fini" una sua più esplicita definizione. La proposizione del sistema del contratto di soggiorno non fa altro che esplicitare l'indissolubile legame già attuato tra legalità del soggiorno e lavoro con tutti gli effetti che ne conseguono.