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DA
UN REPORTAGE FOTOGRAFICO A UN VIAGGIO AUTOBIOGRAFICO PER RIFLETTERE SULL'IMMIGRAZIONE
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di
Fabrizio Uliana
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Attraverso un racconto che riporta un dialogo tra due persone, dialogo che si è sviluppato con l'applicazione dell'approccio autobiografico (1) e con l'utilizzo di fotografie, abbiamo letto come si è formata la identità di un marocchino che vive in Italia da anni senza dimenticare le proprie origini, senza vivere la contraddittorietà del cambiamento. Abbiamo sentito il suo punto di vista sull'identità del migrante, tra l'impossibilità di dimenticare le proprie origini e la necessità di farlo, abbiano letto come un immigrato vive lo spazio relazionale, sociale, e abitativo nel nuovo territorio, come si arriva o si può arrivare all'integrazione. Il racconto, come scritto precedentemente, prende spunto da una storia autobiografica e si è utilizzato come traccia un'intervista semi-strutturata mirata a ricostruire l'esperienza di migrazione. Si è scelto poi di fruire di immagini fotografiche come mezzo e strumento dialogico perché la fotografia aiuta a pensare, a intrecciare storie, a mettere in relazione indizi e a trovare nuovi significati alle cose (2). La fotografia aiuta a ricordare, a collegare eventi lontani, a guardare oltre l'apparenza perché lo sguardo del fotografo diventa quello di chi guarda l'immagine e a sua volta diventa uno "sguardo di confine" tra dentro e fuori l'immagine, tra il prima e il dopo l'attimo fotografato, tra la memoria, il passato, il presente e il futuro.
Il percorso di crescita di Mustafa verso una identità compiuta,
descritto nel dialogo, è scandito dalle decisioni che via via prende
e che sono i gradini del suo percorso di crescita. L'ambito di sviluppo
della sua identità è quello delle relazioni sociali, la
scuola, l'insegnante della scuola media, i quattro anni a "spasso",
la pratica politica e quella di militanza sociale, ma anche il suo privato
con i figli, con l'essere padre.
Con questo lavoro tra chi scrive e l'intervistato si sono aperte "nuove
strade relazionali" che hanno toccato tra l'altro l'amicizia e la
comprensione reciproca. Questo grazie all'Approccio Autobiografico che
si è rilevato uno spazio - vero e intimo - di educazione interculturale
attraverso una "pratica d'ascolto" e di elaborazione del proprio
vissuto. E' forse questa una chiave per permetterci di stare insieme in
uno stesso luogo, dove geografia interiore potrebbe corrispondere alla
geografia di uno spazio abitato che diventa condiviso e integrato. Per
avere uno spazio condiviso e integrato noi possiamo farlo solo, o anche,
attraverso una conoscenza della geografia interiore, della storia personale
di ognuno, della storia dei nostri padri e dei nostri paesi
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