| > In Primo Piano > IL COMITATO IMMIGRATI IN ITALIA PER UNA NUOVA POLITICA DI SINISTRA |
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| Agosto 2004 |
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Ai membri del Comitato Immigrati in Italia e.p.c.
Cari tutti, Domenica 25 luglio si è svolta a Firenze un'assemblea a cui abbiamo partecipato come CII (Comitato Immigrati in Italia) assieme all'ARCI, CGIL, Tavolo Migranti dei Social Forum, Rifondazione Comunista, Forum per la democrazia costituzionale Europea e singoli attiviste/i. Per il CII eravamo presenti: Aboubakar Soumahoro, Fathi Baya e Rachid Fenaovi. Come CII abbiamo da sempre auspicato il rilancio delle iniziative antirazziste e non solo, cercando il più ampio coinvolgimento e la partecipazione di tutte le forze politiche e sociali nella costruzione di una unità tra diverse forze partendo dai contenuti. Ed è proprio sui contenuti che vorremmo centrare la nostra osservazione. Nel testo che riporta il resoconto dell'assemblea di Firenze, vengono citati i seguenti punti su cui è possibile, per le forze presenti in quella sede, determinare una comune mobilitazione: >
1. La chiusura rapida dei centri di permanenza temporanea (CPT). Siamo consapevoli e quindi, crediamo che il passato ci debba servire non solo di lezione, ma anche di aiuto per il presente e base per il futuro. Diciamo questo perché riteniamo che i contenuti sopra elencati siano in qualche modo ciò che il Comitato Immigrati in Italia ha sempre rivendicato, tranne il quarto punto in cui si chiede solo una generica e ambigua ridefinizione (frase mai approvata dall'assemblea). La nostra posizione è stata sempre e lo è tuttora un netto NO alla precedente legge Turco-Napolitano. Proprio su questo punto vorremmo invitare tutte le forze, i singoli soggetti che hanno lavorato all'elaborazione di questi punti e coloro che ne desiderano farne parte, a ricordare che la legge Turco-Napolitano del centro-sinistra (compreso la sinistra radicale) e la legge Bossi-Fini, del centro-destra, rappresentano due facce della stessa medaglia. Le basi della legge Bossi-Fini sono state, sostanzialmente, gettate dalla precedente legge Turco-Napolitano. Ecco perché bisogna chiedere l'abolizione non solo della Bossi-Fini, ma anche della Turco-Napolitano SENZA SE E SENZA MA. Non basta una ridefinizione in generale dei limiti oggettivi della Turco-Napolitano, ma un netto dissenso alla filosofia e motivazioni politiche che l'hanno fondata, perché la legge Turco-Napolitano è l'anima e il laboratorio ideologico non solo del dramma che vivono oggi migliaia di cittadini immigrati nelle carceri e nei cpt, ma anche, perché ha introdotto le basi per il collegamento tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro che noi del CII lo riteniamo contratto schiavista. Persino le espulsioni forzate di persone sono in palese contraddizione alla costituzione italiana: la triste vicenda della nave Cap Anamur lo ha ribadito ancora. Badate che mentre l'immagine della nave Cap Anamur faceva il giro del mondo, il triangolo perverso tra Malta, Italia e Germania metteva ancora più in evidenza che i principi della nuova Europa sono basati sullo scambio e la libera circolazione delle merci e non delle persone. Intanto la signora Livia Turco (ex ministro del centro-sinistra) indicava come soluzione al governo Berlusconi il trasferimento degli immigrati della Cap Anamur nei campi lager (CPT), e sottolineava la necessità di moltiplicare le reammissioni e di costruire altri 50 centri di permanenza temporanea da lei introdotti nella precedente legislatura. Per essere più chiari e limpidi, nell'affermazione NO alla Bossi-Fini, ma anche un NO alla Turco-Napolitano, vi è il rifiuto non solo delle leggi che oggi sono diventate il punto di riferimento e il modello delle politiche europee sull'immigrazione, sempre più incentrate sulla sicurezza e repressione, ma sopratutto vi è il rifiuto e il ripudio di leggi che hanno come unico obiettivo la creazione di un mondo composto da donne, uomini e bambini, nel quale sono violati i più elementari diritti umani compreso quello della libera circolazione delle persone. Senza indugio, sia la Bossi-Fini, sia la Turco-Napolitano violano il diritto all'esistenza della persona, poiché costringono all'immigrato e all'immigrata a vivere in questo paese nella clandestinità. Una clandestinità per poi evolversi utile a chi gli sfrutta quale merce di profitto, senza ammettere nei loro confronti, tutela alcuna. Non ultimo, queste due leggi hanno fatto emergere l'incongruente convivenza tra uno Stato democratico europeo, quale vuole essere l'Italia, con una legislazione RAZZISTA palesata in quanto tale in più fronti del tessuto sociale; compresa perfino la persecuzione fisica e culturale nei confronti dei cittadini Rom, costringendoli, ancora oggi, a vivere nei "campi" dell'umiliazione. Il punto di partenza di un eventuale percorso di iniziative comuni non possono essere riassunte sostenendo di superare i limiti oggettivi della Turco-Napolitano, per essere questa una proposta del tutto ambigua, inutile e pericolosa; soprattutto dopo le nuove leggi sulla flessibilità e precarietà nel mondo del lavoro, quale legge 30, nelle recente riforma legislativa sulla pensioni, o la legge Moratti sulla scuola, i cui effetti devastanti e drammatici toccano soprattutto a milioni di cittadini italiani. Tutto ciò non basta per far capire al centro sinistra che è necessario cambiare idea, cambiare rotta. Un centro sinistra che continua per bocca della Livia Turco a rivendicare la sua legge del 1998 e per bocca di Francesco Rutelli che annuncia che non verranno cancellate tutte le leggi della destra, approvate a volte a colpi di "cannonate". Queste proposte, che anticipano certi principi ideologici per la prossima campagna elettorale, ci mettono in guardia: basta ricordare che il precedente governo di centro sinistra fece persino una "guerra umanitaria", comparabile a questa di Berlusconi in Iraq, che è "per la democrazia". Umanitaria o Democrazia, per noi immigrati sono sempre guerre fatte in più paesi da dove poi, molti di noi proveniamo. Per tutti questi motivi, sosteniamo che assumere una posizione di chiara contrarietà anche alla Turco-Napolitano, da chi sempre si è battuto e si batte ancora contro la discriminazione e l'ingiustizia, significa dare un segnale forte, non solo al governo attuale, ma anche ad un eventuale governo di centro sinistra, che è ancora in alto mare nell'affannosa ricerca di "cose di sinistra". Ricordiamo a tutte le forze e ai singoli attivisti, che la nostra non è una questione d'identità o appartenenza politica, ma di principi, contenuti e soprattutto d'umanità, senza i quali questo treno in cui siamo saliti, rimarrà inevitabilmente, senza forza propulsiva. Per noi del CII, i contenuti saranno le basi di tutto quello che si vorrà costruire ed uno stato democraticamente equo, potrà nascere solo lavorando assieme nella costruzione dei pilastri per l'uguaglianza tra diritti e doveri fra tutti i cittadini che vivono in Italia e senza alcuna distinzioni. Invitiamo a tutti i diretti interessati e partecipanti al tavolo di Firenze del 25 luglio scorso, ma anche tutti quelli cha da mesi lavorano per costruire l'unità del movimento antirazzista e degli immigrati a riflettere su questa nostra posizione, che non hanno altro scopo, che non sia quello di costruire con maggiore forza e chiarezza le basi di questo processo che stiamo mettendo insieme. Comitato Immigrati in Italia CII in lotta COMITATO IMMIGRATI IN ITALIA |