IL
MOVIMENTO EUROPEO DEI MIGRANTI È IN COSTRUZIONE
Una
partecipazione straordinaria ha caratterizzato tutti gli appuntamenti
in cui, all'interno del Forum Sociale Europeo, si è discusso del
tema delle migrazioni internazionali e dei diritti dei migranti. Questa
grande presenza di donne e di uomini provenienti da diversi paesi europei
e dagli altri continenti è un evento di grande rilievo: a Firenze,
il movimento dei movimenti ha finalmente dimostrato di voler assumere
come centrale il tema delle migrazioni, una questione trasversale, connessa
come è ai processi di ristrutturazione e destrutturazione del mercato
del lavoro, alle politiche di abbattimento del welfare state, ai processi
di esclusione sociale. Va affermandosi la consapevolezza che la lotta
radicale contro la globalizzazione neoliberista è monca se non
assume l'obiettivo del conseguimento della pienezza dei diritti dei migranti,
quei 19 milioni di cittadini che l'Europa d Nizza, di Laeken, di Siviglia
vuole mantenere in una condizione di invisibilità, di sfruttamento,
di apartheid.
In molti interventi il protagonismo dei migranti ha avuto modo di esprimersi
e di testimoniare come in tutta Europa stiano crescendo e moltiplicandosi
forme di autorganizzazione, esperienze che vanno sostenute in quanto sono
fondamentali per la crescita di tutto il movimento che si batte per i
diritti dei migranti e contro il razzismo, ma non solo. La soggettività
dei migranti arricchisce, e ne è elemento indispensabile, la forza
di tutto il movimento che lotta contro la guerra, contro il neoliberismo,
per i diritti sul lavoro, democratici, sociali e civili di tutti.
Nella
gran parte dei paesi europei si è diffuso un uso politico e
ideologico del tema del controllo e della limitazione dell'immigrazione:
i topoi razzisti dell' "invasione",degli immigrati come
fonte di insicurezza per i nazionali, della"clandestinità"
come sinonimo di criminalità sono abitualmente adoperati come "moneta"
da spendere sul mercato elettorale, utilizzata a piene mani dai partiti
di destra, ma contesa anche da partiti di sinistra. La cittadinanza europea,
proposta nella Carta europea dei diritti è una cittadinanza escludente,
riconosciuta solo a chi ha la nazionalità degli stati-membri. I
milioni di migranti che risiedono in Europa stabilmente e contribuiscono
alla sua ricchezza economica e culturale sono destinati,secondo Aznar,
Blair e Berlusconi, a rimanere privi di diritti.
All'approccio
sicuritario delle politiche migratorie europee il movimento risponde con
lo sgretolamento dal basso della Fortezza Europa. Il Forum Sociale
Europeo ha ribaltato l'agenda dei governanti europei ponendo le basi per
la costruzione di un movimento europeo dei migranti e per i diritti dei
migranti che propone l'idea di un'Europa alternativa aperta, pluriculturale,
"meticcia",fondata su principi e finalità radicalmente
diversi:
-
La garanzia del diritto a migrare e a entrare in Europa;
- La libera circolazione per tutti, compresi i cittadini di "paesi
terzi";
- La regolarizzazione a regime di tutti i sans-papiers;
- L'idea di una cittadinanza inclusiva, capace di garantire a tutti coloro
che risiedono nel territorio europeo pieni diritti civili, politici, sociali,
secondo il principio che è cittadino europeo chiunque nasca sul
territorio europeo o vi risieda regolarmente;
- La garanzia piena del diritto alla coesione familiare;
- La garanzia di uguali diritti per tutti i lavoratori e l'introduzione
di misure che tutelino dallo sfruttamento i lavoratori stranieri, compresi
quelli precarie senza contratto di lavoro;
- La lotta contro ogni forma di discriminazione, xenofobia e razzismo;
- La garanzia dei diritti dei rom;
- La garanzia piena del diritto di asilo.
La
discussione di Firenze si è concentrata su tre grandi temi: in
primo luogo sul nuovo regime di frontiera che si è andato
affermando in Europa nell'ultimo decennio, di cui sono state indagate
le ripercussioni sia verso l'esterno (il cosiddetto effetto-domino,attraverso
il quale esso si irradia verso est e verso sud, coinvolgendo in primo
luogo i paesi candidati a entrare nell'Unione europea) sia verso l'interno
(proliferazione dei centri di detenzione, sistemi di espulsione, ma anche
tendenza a introdurre stratificazioni gerarchiche all'interno della cittadinanza
nei singoli paesi europei); in secondo luogo sui movimenti dei migranti
e per i diritti dei migranti che si esprimono in Europa, di cui sono
stati censiti le caratteristiche, lo spettro d'azione e le forme di mobilitazione;
infine sul lavoro migrante, di cui sono state evidenziate l'esemplarità
e la rilevanza crescente all'interno della composizione della forza lavoro
europea.
I
migranti, i rom, le associazioni antirazziste, le realtà autorganizzate
che si sono confrontate a Firenze nell'Assemblea dei migranti, hanno concordato
per il prossimo anno la promozione di iniziative, mobilitazioni e campagne
comuni perfezionando e approvando le proposte avanzate nel documento preparatorio
elaborato dal Tavolo migranti dei Social Forum Italiani.
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Il
diritto a migrare
Nessuna ragione economica,politica o sociale può giustificare
la privazione della libertà di emigrare, diritto riconosciuto a
tutti gli uomini e le donne dagli artt.13 e 14 della Dichiarazione Universale
dei Diritti dell'Uomo. Va condotta su scala europea una campagna per l'introduzione
di meccanismi di regolarizzazione permanente di tutti coloro che di fatto
sono inseriti nel tessuto lavorativo e sociale: i diritti dei migranti
non possono essere subordinati agli interessi dei datori di lavoro, le
politiche di ingresso contingentate e la militarizzazione delle frontiere
alimentano il traffico di esseri umani,l'immigrazione irregolare e il
lavoro nero, anziché combatterli.
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La
cittadinanza europea di residenza
L'Assemblea propone una nuova idea di cittadinanza che assuma come
fondamento teorico la saldatura tra il riconoscimento dei diritti umani
universali - civili,politici e sociali - a tutti gli esseri umani e la
consapevolezza della dimensione ormai concretamente pluriculturale
delle società contemporanee. Una tale rivisitazione dell'idea di
cittadinanza comporta la necessità di svincolare i diritti di cittadinanza
dalla nazionalità e di modificare l'Art.17del trattato dell'Unione.
Ciò in sostanza significa sostituire al principio della nascita
quello della residenza in un determinato territorio come principio fondativo
di una cittadinanza non solo civile e politica (dunque comprensiva del
diritto di voto), ma anche sociale.
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No
detention
I centri di detenzione sono il simbolo della politica neoliberista
di criminalizzazione dei migranti: a Woomera (Australia) come a Ponte
Galeria (Italia), a Malaga (Spagna) come a Manchester (Regno Unito) e
a Zurigo (Svizzera), essi sono luoghi di sospensione del diritto e uno
dei principali strumenti di attuazione delle politiche repressive nei
confronti dei migranti. Donne e uomini, colpevoli solo di aver osato cercare
una vita migliore, vengono trattenuti per mesi in vere e proprie prigioni,
difese da militari armati e da reti di filo spinato. Verrà lanciata
su scala europea una campagna per la loro chiusura e per bloccare
la costruzione di nuove strutture. La campagna ha già un primo
appuntamento: a Torino, il 30 novembre 2002 si svolgerà
una manifestazione nazionale contro i centri di detenzione e contro la
legge Bossi-Fini alla quale parteciperanno delegazioni europee.
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Il
diritto di asilo
Dalla guerra del Golfo in poi i governi mondiali hanno scelto di
rilegittimare l'uso della guerra come strumento di risoluzione delle controversie
internazionali, con l'intervento in Kossovo hanno inventatola "guerra
umanitaria", dopo l'attacco dell'11settembre hanno trovato nella
"guerra permanente al terrorismo" un escamotage per giustificare
una volta per tutte l'uso indiscriminato delle armi contro le popolazioni
civili con la cosiddetta"guerra preventiva". Ma i profughi e
i richiedenti asilo, che in buona parte rappresentano la diretta conseguenza
di quelle e di molte altre guerre, vedono negato ogni giorno il diritto
di asilo. Il Forum Sociale Europeo propone una campagna europea per l'effettiva
garanzia del diritto di asilo a qualsiasi persona perseguitata, anche
da soggetti non statali, per motivi politici o in ragione della sua appartenenza
religiosa, culturale, di genere, e per chiedere all'Unione Europea l'adozione
in tempi brevi di direttive che vincolino gli stati membri ad uniformare,
al livello più alto, i propri sistemi di accoglienza e le politiche
di integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati.
L'Assemblea
Europea dei Migranti si è data un nuovo appuntamento a febbraio
a Parigi: in un incontro di due giorni le campagne e le iniziative
individuate a Firenze verranno ulteriormente discusse e tradotte in un
percorso di lavoro coordinato in tutta Europa.
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MOZIONI
PRESENTATE NEL CORSO DELL'ASSEMBLEA
Mozione
proposta dal Tavolo Migranti dei Social Forum Italiani
La cosiddetta sanatoria vede oggi 11 novembre chiudersi i termini
per la richiesta di regolarizzazione per i migranti sprovvisti del permesso
di soggiorno.
Il
Tavolo Migranti dei Social Forum, riunitosi a Firenze in occasione del
F.S.E., ribadendo la sua critica nei confronti di una regolarizzazione
che ha escluso a priori ampi settori della popolazione migrante, dai lavoratori
autonomi a quelli dediti ad attività saltuarie,flessibili e precarie,
rileva come solo a pochi giorni dalla scadenza del termine il governo
abbia preso atto dell'iniquità di una sanatoria, che demanda all'arbitrio
del datore di lavoro la scelta tra regolarizzare o meno il suo dipendente.
La
circolare ministeriale del 31 ottobre, che cerca di porre rimedio a quell'iniquità,
consentendo di richiedere il permesso di soggiorno anche ai lavoratori
migranti che aprono una vertenza contro i datori di lavoro che non li
regolarizzano, è intervenuta tardivamente. Pochi giorni di tempo
non possono essere sufficienti a informare le migliaia e migliaia di immigrati
che in tutt'Italia si sono visti licenziare per la loro speranza di emergere
dalla clandestinità, o sono stati semplicemente posti di fronte
all'alternativa tra il licenziamento o la continuazione del lavoro "al
nero", né possono bastare per organizzare migliaia e migliaia
di vertenze di lavoro.
Se
il Governo ha inteso rimediare a un'evidente ingiustizia, contenuta nella
legge di regolarizzazione, deve anche consentire di rimuovere gli effetti
di quell'ingiustizia, concedendo ai migranti il tempo necessario per aprire
le vertenze contro i datori di lavoro.
Il
Tavolo Migranti dei Social Forum ritiene quindi assolutamente necessario
che venga disposta una proroga dei termini per la regolarizzazione,perché
non accada che da domani uomini e donne, che si sono visti negare il diritto
ad esistere da una legge ingiusta, possano diventare vittime delle espulsioni
o della segregazione nei centri di detenzione amministrativa, che sono
assi portanti del sistema di repressione dell'immigrazione instaurato
dalla legge Bossi-Fini.
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Mozione
proposta dalle organizzazioni umanitarie di Calais (Francia):
Il Forum Sociale Europeo condanna la repressione a Sangatte
Nella notte tra il 7 e l'8 novembre 2002, circa 50 stranieri hanno
dovuto rifugiarsi dal Campo di Sangatte in una palestra di Calais, nel
Nord della Francia. Due giorni prima, il Ministro degli Interni francese
ha chiuso il campo, a dispetto del fatto che l'UNHCR ha stabilito lì
un'antenna di monitoraggio. Il campo è stato aperto nel Settembre
1999 su richiesta delle organizzazioni locali: allora, i rifugiati stavano
vivendo condizioni di vita durissime a Calais. Da quando i nuovi arrivati
non vengono più accolti nel campo, la situazione umanitaria è
tornata alla situazione di tre anni prima.
I rifugiati, in maggior parte Afgani, Kurdi provenienti dall'Iraq e Sudanesi,
cercano ogni giorno di attraversare il canale,rischiando la propria vita
per raggiungere il Regno Unito. Nel corso di 4 anni,il Governo francese
non ha mai affrontato il problema, mentre ha reso sempre più difficile
richiedere asilo; più di 50.000 rifugiati sono riusciti a raggiungere
il Regno Unito. L'attuale governo, sotto pressione del governo Britannico
e della compagnia Eurotunnel, ha deciso di chiudere Sangatte senza proporre
nessuna soluzione alle richieste politiche e umanitarie dei rifugiati.
Negli ultimi due giorni, un impressionante numero di forze di polizia
hanno impedito ai nuovi arrivati l'accesso al campo. L'intera zona di
Calais è sotto il controllo della polizia per intimidire i rifugiati
e disperderli lungo il canale e la costa del nord.
Le organizzazioni umanitarie di Calais così come le organizzazioni
francesi e inglesi hanno condannato duramente questa operazione di polizia.
Esse si sono collegate alle organizzazioni del Forum Sociale Europeo,
riunite a Firenze, in Italia, esprimendo il loro sostegno alle organizzazioni
di tutela dei diritti dei rifugiati e chiedendo il pieno rispetto dei
diritti umani e la protezione dei rifugiati in Francia e in Europa.
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Mozione
proposta dal Lecce Social Forum
Il 13 novembre 2002, tredici paesi dell'area del mediterraneo
si incontrano a Lecce per mettere a punto "il piano di allerta
e reazione rapida contro l'immigrazione illegale". Perché
ora? Perché a Lecce?
Si insiste nell'affrontare la questione esclusivamente dal punto di vista
repressivo. L'irregolarità è in realtà una costante
di tutte le migrazioni e dipende dal carattere più o meno aperto
della normativa in tema di ingresso e di soggiorno nei paesi di destinazione.
Occorrerebbe, alcontrario, assicurare l'imprescindibile tutela dei diritti
fondamentali dei migranti. Le logiche del proibizionismo, dove vietare
equivale ad impedire, non sono altro che ingenue illusioni. Ma è
proprio questa, purtroppo, la logica che ispira la politica segregazionista
e xenofoba della legge Bossi-Fini. Le misure di allontanamento che, con
ogni probabilità, i ministri convenuti intendono adottare comporteranno
rilevanti compressioni dei diritti fondamentali dei migranti. L'approccio
in atto rivela, su scala non solo nazionale, la tendenza alla criminalizzazione,
dietro cui nascondere una realtà che vede migliaia di esseri umani
costretti a fuggire da situazioni intollerabili di guerra e miseria determinate
dalle politiche neoliberiste. Non saranno certo politiche più repressive
a fermarli. Ciò che è accaduto e continua ad accadere nel
Canale d'Otranto e nel Canale di Sicilia sta a dimostrare che l'uso della
forza militare è destinato soltanto ad aumentare il numero delle
vittime.
Un altro approccio è possibile! Emancipandosi dalla filosofia dell'ordine
pubblico e dal rifiuto razzista dell'immigrazione. Prevedere l'espulsione
o il respingimento coatto come sanzione per qualsiasi forma di irregolarità
significa consegnare i migranti alla gestione arbitraria delle autorità
di polizia. Misure che si collocano persino al di fuori dalla prospettiva
di gradualità della disciplina degli allontanamenti entro cui si
muove il recente Libro Verde della Commissione europea. Ma ora, per i
ministri, il problema è come fronteggiare il certo riversarsi sulle
nostre coste dei profughi che fuggiranno dai paesi coinvolti nell'annunciato
conflitto bellico. Il Lecce Social Forum e il coordinamento leccese delle
associazioni antirazziste invitano tutte le realtà democratiche
italiane (social forum, associazioni e chiunque senta di dover manifestare
il proprio dissenso) a mobilitarsi e partecipare in occasione del suddetto
summit alla manifestazione
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Francia:
appello per la regolarizzazione di tutti i sans-papier in Europa
La situazione dei sans-papiers, problema ricorrente in Francia,
non costituisce una particolarità nazionale. Dappertutto in Europa,
le stesse persone in situazioni di miseria aspettano un destino migliore.
È a questo livello che si pone la questione ed è l'Europa
a dover rispondere.
Ai sans-papiers che, da molte settimane, fanno sentire,
ancora una volta, la loro voce, il governo francese risponde con una istruzione
ai prefetti che chiede di esaminare i dossier caso per caso tenendo conto
del" piano sociale ed umano ". Il ministro dell'Interno, Nicolas
Sarkozy, sostenendo di proporsi una politica " equilibrata "
e "conforme agli interessi della Francia " in materia di immigrazione,promette
una legge che darà al governo " i mezzi giuridici di bloccare
i fenomeni che, a giusto titolo, esasperano i Francesi ". Si sa che
l'espulsione dei sans-papier è irrealizzabile dal punto di vista
materiale, economico e anche semplicemente umano. Che ne sarà di
quelli che non saranno regolarizzati?
Nessuna allusione, in queste dichiarazioni, alla dimensione europea, che
dovrebbe oramai guidare ogni iniziativa degli Stati membri dell'Unione
europea in materia di politica di asilo e di immigrazione.
Nessuna attenzione, durante il Consiglio europeo di Siviglia del giugno
2002,una cui gran parte è stata dedicata alla futura politica di
immigrazione e di asilo, ai diritti dei principali interessati, i cittadini
degli Stati terzi.
Nessuna menzione di coloro che sono residenti di fatto e vengono chiamati
sans-papiers o clandestini.
Ancora una volta, l'essenziale del dibattito si è svolto sulla
sorveglianza delle frontiere, la possibilità di riammissione nei
Paesi d'origine, la cooperazione poliziesca nella lotta all'immigrazione
clandestina.
L'Europa, man mano che si costruisce, elabora delle regole che, secondo
i suoi governanti, pretendono di "gestire i flussi migratori".
Chiudere agli uni l'accesso al territorio europeo,organizzare l'entrata
di altri - coloro dei quali le economia europee ed i sistemi pensionistici
avrebbero bisogno - questa è la" gestione " che ci viene
annunciata.
In attesa della grande armonizzazione annunciata delle politiche migratorie
europee, in ciascuno degli Stati dell'Unione si inaspriscono gli atteggiamenti.
Quanto alla gestione, le regolamentazioni come le pratiche amministrative
sono il più delle volte un cocktail di repressione,sospetto di
frode, diniego di diritto. Talvolta, quando i movimenti dei sans-papier
suscitano importanti manifestazioni di solidarietà, i poteri pubblici
procedono a grandi regolarizzazioni. Poi ricominciano a produrre situazioni
di non diritto per coloro che assomigliano agli schiavi del terzo millennio.
Le istanze politiche dell'Unione europee lavorano ai testi sul diritto
al ricongiungimento familiare o sulle norme minime d'accoglienza per i
richiedenti asilo, per esempio, ma, se evocano la necessità di
lottare contro il razzismo e la xenofobia, danno scarsa importanza ai
diritti dei residenti stranieri, e soprattutto in alcun caso a quelli
illegali, che sono tali per effetto di politiche discriminatorie.
Ora è tempo che si discuta, per l'appunto, a livello europeo, di
un vero e proprio diritto dei migranti.
Poiché loro sono qui. Decine, forse centinaia di migliaia sul complesso
del territorio europeo. Vale a dire una goccia d'acqua rispetto al disordine
che regna sul pianeta. Una goccia d'acqua che viene presentata come una
marea o un flusso insostenibile,alimentando in tal modo la xenofobia e
il razzismo.
Questi cittadini di paesi poveri, instabili o in guerra hanno scelto l'Europa,
per sempre o per qualche anno.
Quasi sempre vi lavorano, talvolta vi allevano i figli, alcuni partecipano
alla vita del loro quartiere, agiscono nell'ambiente prossimo. Molti svolgono
un ruolo importante nell'aiuto allo sviluppo del loro villaggio o della
loro regione, o più semplicemente nella sopravvivenza di numerosi
parenti rimasti in patria. Essi dunque contribuiscono alla ricchezza economica
e culturale dell'Europa e allo sviluppo del resto del mondo.
Risulta intollerabile che tali persone, alcune delle quali vivono da noi
oramai da anni, restino escluse del tutto da quello che fonda la cittadinanza,
vivano nella costante paura dell'espulsione, si vedano private di elementari
diritti e siano preda di criminali di ogni genere : datori di lavoro illegali,
locatari indegni,prosseneti, ecc.
L'argomento dell'"irrealismo" opposto a coloro che si indignano
del destino che è riservato a queste persone è stato da
tempo dimostrato infondato: i sans-papier europei sono qui perché
trovano lavoro e se avessero veri e propri diritti potrebbero pagare i
loro contributi previdenziali e molti creerebbero attività e posti
di lavoro. Non è stato mai dimostrato il rischio di attirare eccessivamente
i migranti e la libera circolazione verso l'Europa favorirebbe anche movimenti
in senso contrario, con la partenza spontanea di alcuni di coloro che
vengono qui a cercare la loro fortuna.
È certo, invece, che il rispetto dei valori dello Stato di diritto
implica la lotta contro ogni forma di disuguaglianza e non si può
accettare che a taluni vengano conferiti degli status subalterni.
Per questi motivi riteniamo giusto chiedere
- che tutti i residenti di fatto sul territorio dell'Unione europea ottengano
un permesso di soggiorno là dove essi vivono;
" chele istanze politiche europee obblighino gli Stati membri a tutelare
queste persone contro coloro che cercano di sfruttarli ed a garantire
loro l'accesso ai diritti che derivano dalla loro presenza e dal loro
lavoro ;
" che gli Stati dell'Unione europea decidano misure volte ad eliminare
la situazione degli stranieri senza diritti, istituendo uno status di
residente europeo;
" che l'Europa inserisca fra i suoi principi la libera circolazione
per tutti,cittadini dell'Unione o di Stati terzi ;
" che nell'immediato sia risolta la situazione degli attuali sans-papier,
con una direttiva che obblighi gli Stati membri a procedere alla regolarizzazione
di tutti.
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Mozione
proposta dal "Workshop Kurdistan" per una campagna sui profughi
di guerra e per una candidatura kurda (la città Didiyarbakir) per
il Forum Sociale Mondiale del 2004, dopo Porto Alegre 2003
(Sottoscritta da molte associazioni e assunta dalla presidenza dell'assemblea
dei/sui migranti per riproporla nell'assemblea generale dei SF, insieme
però alla ferma richiesta di dimissioni di Valery Giscard d'Estaing
dalla Presidenza della Convenzione europea per le motivazioni vergognosamente
razziste della sua presa di posizione contro l'ingresso nella UE della
Turchia e di altri paesi di religione e cultura islamica).
L'Assemblea del Forum Sociale Europeo,raccogliendo la grande spinta di
protagonismo e democrazia e la proposta di pace e convivenza che viene
dalle organizzazioni e dal popolo kurdo, vittima di un terribile esodo
e della guerra passata e imminente, e raccogliendo in particolare l'invito
della Piattaforma per la Democrazia di Diyarbakir, rappresentativa di
decine di municipalità e di 324 organizzazioni della società
civile kurda in Turchia, decide: 1) di fare propria e riproporre a tutte
le associazioni e gruppi italiani ed europei la campagna intitolata a
Malli Gullù, giovane donna e militante kurda morta uccisa dagli
stenti sulla nave dell'esodo verso l'Italia, in difesa del diritto all'asilo,
ad un'accoglienza civile e non segregante e al ritorno in condizioni di
sicurezza per i profughi kurdi e tutti i profughi di guerra; 2) di vincolare
rigidamente la candidatura turca all'ingresso nella UE ad un'amnistia
generale che liberi Abdullah Ocalan e tutti i prigionieri politici kurdi
e turchi, all'abrogazione della legislazione d'emergenza e all'avvio di
un reale pluralismo,all'abbandono del progetto devastante delle dighe
sul Tigri e l'Eufrate, al libero ritorno dei profughi interni ed esterni
e alla ricostruzione delle migliaia di villaggi distrutti dalla guerra;
3) di invitare tutte le organizzazioni europee a una presenza di massa
a Diyarbakir nella Festa del Capodanno di Primavera, il Newroz del 21
marzo 2003, e di accogliere l'invito della Municipalità e della
"Piattaforma per la Democrazia" per organizzare un grande incontro
per la pace e la democrazia nel corso del 2003 e per candidare Diyarbakir
ad ospitare nel 2004 l'assemblea del Forum Sociale Mondiale. Prime adesioni:
ICS, Azad, Uiki, Associazione per la pace, Attac CT, Ciss-Cepir PA, Coordinamento
di enti locali CISCASE, Comitati di solidarietà con il Kurdistan
di Firenze, Alessandria e Sardegna, NagaMI, Rete No-Global NA, Dip.to
Immigrazione Prc, Giuristi democratici, SinCobas,Ciac Parma.
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Versione
in inglese
Versione in francese
Il
sito ufficiale del Forum Sociale Europeo
www.fse-esf.org
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