Gare per pistard: ecco come funziona il ciclismo su pista!

Il Pistard è un ciclista che prende parte a una competizione di ciclismo su pista. Questi ciclisti non utilizzano bicilette comuni, ma quelle a “scatto fisso“, ovvero una tipologia di bici che non ha freni o cambio di velocità. La penetrazione aerodinamica di questa bici è portata al massimo livello, e deve essere guidata solo da ciclisti esperti.

Questa disciplina, inoltre, può essere fatta solo su pista, e non su cliclovie o su strada come avviene per esempio nel Tour de France.

Il Pistard viene praticato in tutto il mondo, anche in Italia. Giusto per citare alcuni Pistard potremmo nominare Tazio Nuvolari, e Romolo Bruni, anche soprannominato “il piccolo diavolo”.

Gare per Pistard: storia

La prima volta che si disputò una corsa per Pistard fu a Londra nel 1892 in occasione della fondazione della International Cyclist Association.

La disciplina era stata già sperimentata nelle prime due edizioni, e solo nella terza edizione del suo campionato a Colonia, apparirono i Pistard professionisti.

Tazio Nuvolari e Romolo Bruni sono due Pistard italiani che hanno fatto la storia e si sono distinti per la loro bravura nella disciplina.

Il Pistard si diffuse in tutto il mondo, principalmente in Francia, Germania, Paesi Bassi, e negli Stati Uniti.

Qui nacquero vere e proprie competizioni per Pistard, e squadre di allenamento. I ciclisti professionisti cominciarono a spostarsi in questa disciplina, cimentandosi con le biciclette a scatto. Guidare queste bici è più complicato di quelle normali, e proprio per questo motivo, la gara deve essere affrontata da uno “esperto”. Questa tipologia di bici, infatti, non ha né freni ne cambi, e la velocità dipende tutta dalla forza di pedalata. Questa deve essere regolata abilmente per andare più o meno veloce, e soprattutto, per non rischiare di cadere.

Il Pistard e l’Italia

Il pistard nasce in Italia grazie al ciclismo tradizionale. Agli inizi del Novecento il ciclismo si era diffuso in tutta la nazione, diventando uno degli sport nazionali e preferiti del paese. Si svilupparono vere e proprie squadre di ciclismo su strada, e sempre più persone si avvicinarono alla disciplina.

Nel resto del mondo le gare per Pistard avevano già preso piede, così, visto il successo del ciclismo tradizionale, si sperimentò anche in Italia questa nuova disciplina.

Le gare su pista, però, non furono ben viste come quelle su strada. Venivano ritenute più semplici, e comunque si discostavano troppo dal ciclismo tradizionale. Forse, proprio per questo motivo, ancora oggi si tratta di uno sport poco diffuso, e molti ciclisti rimangono fedeli al quello tradizionale su strada.

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